YOGA SIGNIFICA UNIONE

Approfondisce la comprensione di se stessi, prendendo in considerazione l’essere umano nella sua totalità: come Corpo, Mente e Anima; in Occidente si dice Anima in Oriente si dice Coscienza.
Ma la definizione più autentica di Yoga è unione tra Coscienza individuale e Coscienza Cosmica Universale.

Perchè ricercare l’unione e cosa significa? Attraverso l’equilibrio e l’unione degli opposti si trova il benessere interiore e ciò si ottiene attraverso l’acquietamento della mente. E’ necessario acquietare la mente perchè la mente è per sua natura irrequieta, poichè si muove continuamente all’interno di processi duali: buono e cattivo, bello e brutto, positivo e negativo, i pensieri arrivano incessantemente e spesso l’uno contrasta l’altro; e questo continuo gioco di stimolo e risposte affatica il nostro organismo fisiopsicologico dando origine a innumerevoli tipologie di malesseri psicofisici. Gli Yogi compresero, attraverso millenni di pratica, studio e ricerca, che quando il processo duale della mente tace, la mente si acquieta dando spazio alla serenità, alla realizzazione di sè, all’intuizione e alla conoscenza.

Lo stesso Carl Gustav Jung, famoso psichiatra e psicoanalista svizzero, diceva che l’essere umano è in pace e armonioso se riesce a trasformare e integrare i bisogni fisici all’interno di quelli psicologi e se questi vengono a loro volta integrati in un bisogno superiore (spirituale). Lo Yoga, che è una Scienza, integra quindi, la dimensione corporea a quella psicologica e spirituale in modo straordinariamente completo.
Nella scuola di pensiero induista del Vedanta, il Raja Yoga, detto anche Ashtanga Yoga, è uno dei quattro sentieri di base per raggiungere la salvezza (insieme a Bhakti Yoga, Jñana Yoga e Karma Yoga).

Il Raja Yoga è il “percorso regale” che porta all’Unione con il divino tramite la padronanza di sé ed il controllo della mente. Se l’Hatha Yoga è la parte della disciplina che lavora sul corpo, il Raja-Yoga è tutta parte della disciplina che lavora sul mentale; e l’uno confluisce nell’altro, al punto che diventa difficile delimitarne i confini.

YOGA SUTRA DI PATANJALI

La codificazione dello Yoga a livello teorico avviene intorno il 300 a.C. da Patanjali; egli compilò insegnamenti che fino ad allora erano stati tramandati oralmente. Fu il primo a metterli per iscritto, e per questo viene considerato il fondatore della Scuola del Raja Yoga. Il suo insegnamento è contenuto in una serie di Sutra che spiegano come, con il controllo di sé e la padronanza della mente e della sua attività (vritti), arrivare all’intima unione con la Divinità interiore.
Il saggio Patanjali, identificò nel Raja Yoga otto stadi attraverso cui lo yogi può gradualmente raggiungere l’unione con Dio (Samadhi):

Yama: astinenze, regole di comportamento;
Niyama: osservanze, autodisciplina;
Asana: posizioni fisiche, posture;
Pranayama: controllo della respirazione e del flusso vitale;
Pratyahara: ritrazione dai sensi dai loro oggetti;
Dharana: concentrazione;
Dhyana: meditazione;
Samadhi: unione del meditante con l’oggetto della meditazione; stato di coscienza superiore;

Ora prendiamo in considerazione il primo Sutra (Sutra vuol dire filo) dello Yoga Sutra di Patanjali, uno dei più pregnanti di significato: “Yoga citta vrtti nirodhah” ; esso significa: “Yoga è la cessazione delle onde o dei mulinelli mentali”. Noi sperimentiamo continuamente che la mente anche nei momenti di concentrazione se ne và su mille cose, negative positive, per associazione, continuità somiglianza (i mulinelli mentali), lo Yoga insegna proprio questo, dominio e acquietamento delle fluttuazioni della mente.

LA SISTEMATIZZAZIONE DELLA PRATICA DELLO YOGA

Come abbiamo detto prima, la codificazione scritta di tutta la parte teorica degli insegnamenti esistenti già da molto tempo e tramandati oralmente, fu fatta intorno al 300 – 400 a.C. da Patanjali; mentre la parte della pratica fu sistematizzata nell’ottavo e decimo secolo dopo Cristo nell’”Hatha Yoga Pradipika” ad opera di Svatmarama). Prima di questo testo lo Yoga veniva comunque praticato, ma non c’era una metodologia precisa messa per iscritto . Questo testo è uno dei principali testi di Hatha Yoga, insieme a “Gheranda Samhita” e “Shiva Samhita”; ed è considerato il più antico testo di Hatha Yoga che è giunto ai nostri tempi.
Il testo è organizzato in 4 capitoli: Asana, Pranayama, Mudra, Samadhi.

LE SEI SCUOLE FILOSOFICHE

In India nell’ambito dello Yoga non c’è distinzione tra studi filosofici, medici, scientifici, ecc. perchè l’essere umano va trattato a livello olistico, integrale. Lo Yoga Sutra di Patanjali ha dato vita a una scuola filosofica che è lo Darshana Yoga (la base della nostra pratica) che a sua volta fa parte di un intero gruppo di scuole, di cui sei prevalsero e sono considerate ortodosse dal punto di vista dell’Induismo:

Mimansa, Vedanta, Nyaya, Vaisheshika , Samkhya e Yoga .
Il Samkhya (che è la base teorica dello Yoga Sutra di Patanjali e precedente ad esso), il Vedanta insieme allo Yoga Darshana; sono i più importanti.
Darshana vuol dire punti di vista, questi punti di vista delie sei scuole filosofiche, alla base dello yoga, non si combattano ma si completano a vicenda, al contrario di ciò che accade in Occidente dove c’è sempre la necessità di controbattere continuamente. La tradizione indiana non è contro la logica mentale, ma la realtà micro e macro cosmica può essere capita solo uscendo fuori dalla dialettica e dall’affermazione; e ciò non può avvenire solo a livello teorico ed intellettuale; infatti lo Yoga è teoria e pratica. Quando si fa la pratica di asana, pranayama (controllo di energia vitale) e concentrazione, si può sperimentare nei fatti che la mente si acquieta e che viene fuori un altro soggetto al di là dell’Ego.

I VEDA

Le basi di tutte queste scuole vanno trovate nei Veda, quindi dai Veda nascono i Darshana (le scuole filosofiche). La raccolta dei Vedà composti tra il 2000 a.C. e il 1100 a.; consiste nelle quattro Samitha, i Veda quindi sono sudduvisi in quattro parti: RgVeda (Il più antico testo dei Veda XX e il XV secolo a.C); SamaVeda (non si compone quindi di “canti” (samans) piuttosto di mantra cantati da un sacerdote), YajurVeda (è il trattato di formule inerenti al sacrificio (yajus), mentre il Samaveda si occupa esclusivamente del rito del soma, lo Yajurveda riassume tutto il rituale vedico), AtharvaVeda (una raccolta di formule magiche (brahman) sia positive (atharvan) sia negative (angirga), di carattere popolare).
Ognuno di questi Veda ha quattro parti di cui una è l’Upanishad. Queste quattro parti rappresentano i diversi stadi dello sviluppo dello Yoga che possono essere sintetizzati nel seguente modo:

Il primo stadio: appena si è presentata l’esigenza della ricerca del significato della vita, l’uomo non lo trova dentro di se ma al di fuori, sottomettendosi all’adorazione degli elementi ed ai riti magici;
il secondo stadio: nasce con la nascita della casta dei sacerdoti, i quali pretendono di dare la risposta a tutti i quesiti dell’uomo prescrivendo rituali, dogmi ecc; sottintendendo che solo chi li avrebbe rispettati avrebbe potuto avvicinarsi a Dio.

Il terzo stadio: nasce quando vi fu una ribellione a tutti questi riti e dogmi e al potere della casta sacerdotale; alla ricerca della verità, alcuni si ritirarono nelle foreste e nacquero così i testi della foresta. è da questa terza fase che nasce lo Yoga vero e proprio: e qui che nasce l’esigenza della conoscenza basata sull’esperienza vissuta; cominciarono a fare pratiche di disintossicazione, a cercare la soluzione di problemi somatici anche attraverso le posizioni Yoga; poi capirono che era il respiro che faceva muovere tutto, ed infine sperimentarono come controllare il respiro e l’energia: Ma non era detto che in questo modo la mente era sotto controllo, e allora cominciarono a lavorare sui cinque sensi, cercando di osservare gli oggetti dei cinque sensi e poi ritirare l’attenzione dall’esterno verso l’interno. In seguito capirono che c’èra una struttura dominante nella costituzione psicofisica, la spina dorsale e il cervello, e con la consapevolezza entrarono nella spina dorsale intercettando i flussi energetici, individuando i diversi punti di intersezione tra corpo ed energia che si chiamano i chakra.

Tutto questo percorso si originò sia con la pratica che con l’intuito e si tramandò per lungo tempo oralmente. Ed è proprio da questa trasmissione orale che nacquero le Upanishad che significa seduti vicino ad un maestro per ascoltare (per maestro si intende colui che è padrone di se stesso nella mente corpo e anima).
Il quarto stadio è la sistematizzazione di tutti questi testi.

IL VEDANTA

IL fior fiore dei testi filosofici è il Vedanta, con tale termine si indica la parte finale della letteratura vedica, tradizionalmente considerata rivelata dall’Assoluto e non composta dagli uomini. Con il termine Vedanta (sostantivo plurale) si indicano anche le Upanisad vediche, considerate la “conclusione” (anta) di tutta la conoscenza vedica.
I tre testi fondamentali del Vedanta sono: le Upanisad (le più note, ampie e antiche delle quali sono la Brhadaranyaka, la Chandogya, la Taittiriya ed la Katha); il Brahma-Sutras (anche denominato Vedanta-sutra), che sono anche delle brevi, persino singole interpretazioni di una sola parola della dottrina del Upanishads; ed il famoso dialogo poetico, la Bhagavadgita (Canzone del Divino), che viene considerato il testo più completo e più importante in quanto unisce la tradizione intuita o ascoltata negli stati meditativi (Sruti) e la tradizione rammentata (Smrti).

Si sono sviluppate tre diverse scuole che, pur mantenendo in comune un certo numero di principi, si differenziarono per la loro concezione della natura, della relazione e del grado di identità fra il Sé individuale e l’Assoluto (Brahman).
La scuola più importante è la non-dualista Vedanta Advaita del filosofo e grande maestro illuminato Adi Shankara; egli codificò tutto la teoria e la pratica dei vari tipi di Yoga: Yoga della devozione (Bakti yoga), Yoga dell’azione (Karma yoga), Yoga Regale (Raja yoga), Yoga della conoscenza (Nyaya yoga).
Le altre due scuole sono: quella del dualismo qualificato o teismo Vishi-stadvaita di Ramanuja; e quella del dualismo Dvaitavedanta.

LE UPANISHAD

Le Upanisad sono un insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita a partire dal IX-VIII secolo a.C. fino al IV secolo a.C. (le quattordici Upanisad vediche) anche se progressivamente ne furono aggiunti di minori fino al XVI secolo raggiungendo un numero complessivo di circa trecento opere aventi questo nome, e trasmesse per via orale.
Il termine Upanisad deriva dalla radice verbale sanscrita: sad (sedere) e dai prefissi upa e ni (vicino) ossia “sedersi vicino, ma più in basso” (ad un guru, o maestro spirituale), suggerendo l’azione di ascolto di insegnamenti spirituali. Fungono da commentari o estensioni rispettivamente di ognuno dei quattro Veda, rappresentano, secondo la tradizione induista, la cosiddetta Vruti, ovvero la sapienza per come è stata rivelata dall’Assoluto ai loro mistici cantori che si sarebbero limitati alla sua trasmissione orale.

Trasformano la mitologia di cui abbiamo parlato, l’adorazione, le sottigliezze dei sacerdoti e perfino l’intuizione di chi faceva l’esperienza, non tanto per il raggiungimento di una verità intellettuale ma per realizzare il substrato della propria costituzione (corpo-mente-spirito).

Mentre negli antichi scritti scopriamo la fede nell’adorazione delle divinità, vento aria e fuoco; nelle Upanisad c’è un chiaro spostamento dell’attenzione dall’esterno verso l’interno, la risposta viene data dall’esperienza vissuta nella propria fisicità nella propria psiche-mente e questo è veramente lo Yoga.
Infatti nello Yoga ci sono tre livelli di funzionamento, il primo livello è fisico, il secondo il livello è energetico mentale, il terzo livello è il funzionamento superiore spirituale.
Questi inni quindi, sono la base di tutto il sucessivo pensiero yogico. Il modo di trasmissione, seduti vicino ad un maestro ad ascoltare, fa si che attraverso piccole frasi trasmettono l’essenza.

LA BHAGAVAD GITA

In India esiste una tradizione che dice che non c’è bisogno di studiare tutti questi testi antichi, basta comprendere un testo considerato sacro che è la Bhagavad Gita che racchiude la tradizione orale, intuita o ascoltata. L’unicità di questo testo, rispetto ad altri, consiste anche nel fatto che qui non viene data un’astratta indicazione del Bhagavat, ma questa figura divina è un personaggio protagonista che parla in prima persona, e fornisce la possibilità di una sua Darsana (dottrina) completa. Il poema – circa settecento versi totali, suddiviso in 18 canti – costituisce uno dei capitoli del Mahabharata, ma assume un valore del tutto autonomo all’interno della sua struttura, anche per il notevole valore spirituale.

L’episodio narrato nel poema si colloca nel momento in cui il virtuoso guerriero Arjuna – uno dei fratelli Pandava e prototipo dell’eroe – è in procinto di dare inizio alla battaglia di Kurukshetra, che durerà 18 giorni, durante la quale si troverà a dover combattere e uccidere i membri della sua stessa famiglia, facenti parte della fazione dei malvagi Kaurava, usurpatori del trono di Hastinapura. Di fronte a questa prospettiva drammatica, Arjuna si lascia prendere dallo sconforto e rifiuta di combattere. é proprio da quasta crisi di Arjuna che nasce il dialogo con Krisna, che diventa poi tutto l’insegnamento della Bhagavad Gita.

Krishna – incarnazione di Dio ed identificabile con l’Atman, ovvero il proprio Sé più profondo ed immortale – indica ad Arjuna le tecniche mistiche (Yoga) per liberarsi definitivamente dal ciclo delle nascite e delle morti ed ottenere la liberazione (Moksa).

Dopo una lunga analisi sui concetti di anima, religione, dharma e su altri concetti che formano il fondamento della filosofia indiana, ad Arjuna viene inoltre spiegata l’importanza dell’azione senza attaccamento al risultato e viene descritto il Bhakti Yoga, l’unione con Dio attraverso l’amore e la devozione come unico mezzo per raggiungere la perfezione e la Moksa.

La Bhagavad Gita è considerata, come abbiamo detto prima, l’essenza di tutta la spiritualità vedica indiana, poiché essa racchiude il senso delle 108 Upanisad, le quali a loro volta costituiscono un condensato dei 4 Veda. In essa vengono fusi i due poli della ricerca soggettiva umana: monismo e dualismo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *