Narra la leggenda, che un giorno il dio Shiva, seduto su una spiaggia di un’isola, stesse istruendo la sua sposa Parvati sulla pratica dello yoga, non accorgendosi però di un piccolo pesce che, nascosto tra le onde che si infrangevano sulla spiaggia, ascoltava rapito tutte le sue parole. Quando gli dei si resero conto della presenza del piccolo intruso, era troppo tardi : questi si era già dileguato tra i flutti, portando con sé tutti i segreti che aveva appreso. Il pesciolino nuotò per chilometri e chilometri, mentre elaborava e metteva a frutto dentro di sé gli insegnamenti che aveva carpito a Shiva. Tale era la potenza di questi insegnamenti che il pesciolino, nel breve spazio del suo viaggio a nuoto, passo attraverso tutte le tappe del percorso evolutivo finchè , quando al termine del viaggio giunse a riva, sul continente, si era infine trasformato in un uomo. Quest’uomo , che si chiamò Matsyendra, fu il primo yogin della storia, e attraverso il suo insegnamento, la scienza dello yoga potè essere conosciuta dagli esseri umani.

Con questa bella leggenda indiana sull’ingresso dello yoga nella storia umana intendiamo evocare, sia pure in piccola parte la magia del mondo in cui lo yoga è nato: una cultura ricca di simboli,miti, forme, rappresentazioni, da cui è difficile estrarre elementi utili a darne una definizione univoca.
Negli argomenti che saranno illustrati , offriremo qualche accenno storico e all’interno di questo, gli argomenti che saranno trattati, l’esplorazione sarà sintetica quanto parziale e incompleta, ma speriamo che possa fornire a chi si avvicina allo yoga, qualche coordinanta minima, utile a inserire questa filosofia nel contesto in cui è nata. Spesso ,infatti in occidente, questo contesto viene ignorato, presentando lo yoga come pura tecnica, o peggio, come verità immutabile fuori dal tempo.

In realtà esso è giunto sino a noi attraverso un lungo percorso , che l’ha visto differenziarsi in molteplici forme, in ragione delle diverse epoche e tradizioni in cui si sviluppava, in un viaggio non meno avventuroso e affascinante di quello compiuto dal pesciolino della leggenda.

Questo viaggio è iniziato sulle rive del fiume Indo, tra il terzo e il secondo millennio avanti Cristo, epoca in cui sono fatti risalire i più antichi reperti archeologici, con rappresentazioni riconducibili in qualche modo allo yoga.
Poco o nulla si sa della civiltà evoluta che a quel tempo si era sviluppata nella valle dell’Indo , i ritrovamenti, in qualche modo rivelano la presenza di quella misteriosa cultura. Alcuni di quegli elementi hanno avuto una grande importanza dando vita all’Hatha yoga: il culto della shakti, nella forma della grande Dea, di yoni e linga, simboli sessuali, legati ai riti di fertilità e rappresentanti le energie , rispettivamente, femminili e maschili. Altri reperti sembrano suggerire la conoscenza di alcune pratiche di controllo fisico, forse utilizzate in ambito sciamanico, al fine di indurre stati di coscienza alterata, per conseguire poteri e comunicare con altre dimensioni.

La civiltà della Valle dell’Indo , scomparve probabilmente a causa delle invasioni di popoli nomadi di ceppo indo-europeo (Arya). Questi discesero lungo la valle dell’Indo, occupando diffusamente il subcontinente indiano , insediandosi poi definitivamente, da qui trae origine la civiltà indù. Questa società nacque una rigida struttura di controllo sociale che prevedeva l’introduzione delle “caste”, una sorta di gerarchia di tipo piramidale ed ereditaria al cui vertice erano collocati i brahamani ( sacerdoti) ed alla base la classe destinata al servizio a cui confluì buona parte delle popolazioni sottomesse. Dall’adorazione delle forze cosmiche che caratterizzava la cultura degli arya nacque il vasti pantheon indù descritto nei Veda.

I Veda sono i testi indù più antichi, composti intorno al 1500 a. C. , il cuore della liturgia vedica è rappresentato dal sacrificio officiato dai brahamani, depositari della scienza sacra e unici intermediari tra il mondo umano e quello Divino. I riti prevedevano inizialmente il sacrificio di animali sostituito da riti incruenti, esso aveva una funzione di sostegno e di regolazione di energie cosmiche personificate dagli Dei, diretto dai sacerdoti allo scopo di ottenere vantaggi materiali per la comunità è evidente he ci riferiamo ad un rituale grossolano. Un diverso significato del rituale, ( più evoluto), nasce da uno dei pilastri del pensiero filosofico indù: la consapevolezza che dietro la danza delle forze cosmiche esiste un principio unico ultimo, assoluto ma non manifesto, ( il Brahman), da cui tutto discende e che rimane celate dietro le innumerevoli forme del mondo fenomenico.

Inizialmente la maggior parte dei cultori di discipline psicofisiche esercitava queste pratiche al solo scopo di acquisire potere, sia sul corpo che sul mondo esterno, attraverso i poteri magici che si riteneva potessero essere svegliati dal dominio del corpo e della mente. Non tutti erano attratti dal dominio, alcuni le utilizzavano per trascendere la condizione umane ed accedere a piani superiori di esistenza, fu questa la successiva evoluzione dello yoga classico.
Nella sua interpretazione spirituale, lo yoga può essere considerato come un’interiorizzazione del rito sacro di ascesa dal molteplice all’uno. Se dunque il brahamano utilizzava una liturgia esterna per collegarsi al supremo, gli yogin utilizzavano un’immersione nelle profondità della coscienza alla ricerca della natura fondamentale, permanente ed indifferenziata(Atman) che, secondo il pensiero indiano coincide con la coscienza permanente ed indifferenziata dell’universo ,(brahman).per ottenere questo scopo, gli yogin finalizzarono la disciplina del corpo e della mente al superamento dei limiti dell’io e dei condizionamenti che impediscono all’essere umano il riconoscimento della realtà ultima.

Allo scopo di creare le condizioni favorevoli alla pratica interiore, gli yogin, intrapresero il cammino solitario degli asceti, ponendosi al di fuori della vita sociale uscendo dal rigido meccanismo della gerarchia delle caste.
Moltissime sono le persone, in oriente ed in Occidente che nutrono un sincero interesse per lo yoga, ciò è naturale a chi abbia incominciato a porsi domande sulla vita ed i suoi problemi più profondi per appagarne le esigenze spirituali, qualche cosa di più preciso e di più vitale che una mera promessa di gioie celesti o di vita eterna, al momento in cui uscirà dall’esistenza breve e febbrile condotta su questo pianeta, chi comunque sente che la sua vita, non è un mero fenomeno transitorio e insensato della natura si rivolge naturalmente alla filosofia yoga.
Chi intraprende lo studio dello yoga,allo scopo di rinvenire una soluzione ai propri interrogativi esistenziali, s’imbatterà probabilmente però in una seria difficoltà.

La troverà magari interessante e persino affascinante,ma troppo avvolta nel mistero,per rivestire alcun valore nel vivere. Gran parte del mistero che avvolge lo yoga,non è tanto dovuta alla profondità intrinseca del tema quanto alla mancanza di correlazione tra i suoi insegnamenti ed i fatti con i quali si ritiene che una persona di ordinaria cultura abbia familiarità. Se le dottrine dello yoga vengono studiate, tanto alla luce del pensiero moderno, quanto alla luce di quello antico,è molto più facile che il neofita le intenda e le apprezzi. Le scoperte nel campo scientifico, sono di particolare utilità per porre l’allievo in grado di comprendere l’analogia tra le leggi di una vita superiore e quella del livello fisico. Alcuni mastri di yoga hanno cercato di risolvere questa difficoltà prendendo dalla filosofia e dalla tecnica yoga quegli esercizi particolari che risultano facili da intendere e da praticare, presentandoli come insegnamenti yoga. Molte fra tali pratiche, come le ananas e i pranayama, hanno carattere puramente fisico e quando vengono separate dagli insegnamenti superiori, riducono i propri sistemi ad una cultura fisica, che non fa male, ma non coglie la peculiarità principale di questa scienza.

Altra questione da chiarire che crea confusione nella corretta interpretazione dei testi classici , si riferisce alla definizione che si dà di yoga. Per yoga si intende talvolta il risultato e non il procedimento che conduce ad esso. Lo yoga è stato definito come l’unione di jivatma con Paramatma, ma se coscienza individuale è Dio, sono realmente tutt’uno, non può darsi unione, poiché questo termine è applicabile solamente all’insieme di due esseri distinti. L a samadhi, consiste di realizzare che jivatma è Paramatma e per yoga s’intende, non questa relazione, bensì i mezzi per giungere ad essa.

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