Mahavatar Shiva Gorakshanath Babaji, l’Adi-Buddha della compassione, ha donato all’era moderna l’Alchimia Divina del Kriya Yoga, una meditazione spirituale che accelera l’evoluzione del ricercatore sincero verso la Realizzazione del Sé.

Il Kriya Yoga offre il respiro pranico inspirato in quello apanico espirato e viceversa. Attraverso questo processo lo yogi neutralizza le due correnti vitali del prana e dell’apana, arrestando il processo di decadimento e di invecchiamento del corpo. Questo accade perché il sangue e le cellule vengono ringiovanite con l’energia vitale (prana) che viene distillata dal respiro e inviata nella spina dorsale e nel cervello. Il Kriya yogi arresta il deperimento dell’organismo calmando il respiro e il cuore. Ciò rende superfluo il lavoro di purificazione di respiro e cuore, che rallentano gradualmente se si persevera nella pratica.

Durante il Kriya, il movimento ascendente del prana espande la Coscienza dell’Anima, mentre l’azione discendente dell’apana brucia il karma precedente e quello che si accumula nel presente. Queste correnti di respiro pran-apanico dissolvono i semi del karma potenziale e contemporaneamente evolvono e trasformano la mente in Coscienza Divina.

Yogavatar Krishna rivela nella Gita (V, 27-28):

“Lo Yogi che medita diviene eternamente libero dal mondo di Maya dirigendo la concentrazione nel terzo occhio (Shiva Netra). Il prana (l’inspirazione) viene offerto nell’apana (l’espirazione); in questo modo le correnti irregolari del prana e dell’apana all’interno del corpo vengono neutralizzate. Lo yogi capace di padroneggiare questa pratica trasforma i cinque sensi, la mente e l’intelletto, distaccandosi dai desideri mondani e divenendo libero dal karma accumulato in precedenza”.

Il Kriya Yoga Pranayama, chiamato dagli yogi rito del fuoco prana-apanico (Pran-Apan Yagya) insegna all’uomo a sciogliere la corda del respiro che lega la nostra anima alla gabbia del corpo. L’anima viene così liberata per volare ed espandersi nei cieli supercoscienti dello spirito onnipresente e può ritornare a piacere nella piccola gabbia corporea. Non si tratta di un viaggio di fantasia, ma di un’esperienza autentica di beatitudine divina.

Il termine Pranayama deriva dalle radici sanscrite prana (vita) e ayama (controllo). Quindi il pranayama è il controllo della forza vitale e non del respiro. In senso più ampio, il mondo intero è colmo dell’energia della forza vitale universale chiamata prana. Ogni cosa è una differenziazione delle modalità di espressione di questa forza universale. Perciò il prana universale è Para-Prakriti (Pura Natura). Questa importantissima energia deriva dallo spirito infinito, permea e sostiene l’universo.

Il prana individuale è una forza intelligente, ma non ha consapevolezza in senso empirico o trascendente. L’Anima è l’unità cosciente e il prana è la sua base. La consapevolezza impone le condizioni attraverso la mente-ego e il prana esegue i comandi. Né grossolanamente materiale né puramente spirituale, il prana deriva dall’anima il suo potere di attivare il corpo.

Nel corpo ci sono due correnti vitali principali. Una è quella del prana, che scorre dal coccige al punto tra le sopracciglia. La natura di questa corrente vitale è calmante. Introverte l’attenzione del devoto durante gli stati di sonno e di veglia e, in meditazione, unisce l’anima allo spirito nel terzo ventricolo del cervello, chiamato shivanetre o terzo occhio.

L’altra corrente principale è quella dell’apana, che scorre dal terzo occhio al coccige. Questa corrente che fluisce verso il basso e volge verso il mondo esteriore, si distribuisce attraverso il centro del coccige ai nervi sensomotori. Mantiene la consapevolezza dell’uomo legata illusoriamente al corpo. La corrente apana è incessante e direziona l’attenzione dell’uomo sulle esperienze sensoriali.
“Lo yogi è più grande degli asceti che disciplinano il corpo, più grande persino di coloro che seguono la via della saggezza, più grande del sentiero dell’azione. Sii tu, Arjuna, uno yogi!” (Bhagavad Gita, capitolo 6, verso 46).

Il Kriya Yoga Pranayama arresta il decadimento fisico collegato all’apana che si manifesta nell’espirazione, attraverso fresche inspirazioni di forza vitale (prana) distillata dal respiro inalato. Questo prana permette al devoto di sbarazzarsi dall’illusione del decadimento e del mutamento. Egli realizza allora che il suo corpo è composto da “vitatroni” di luce congelata. Il corpo del Kriya yogi è ricaricato con un’energia supplementare distillata dal respiro ed energizzato attraverso la potente dinamo di energia generata nella spina dorsale; il decadimento dei tessuti dell’organismo diminuisce. Questo, alla fine, rende superflue le funzioni di purificazione del sangue da parte del cuore. La pompa del cuore si calma, poiché non deve spingere il sangue venoso, mentre espirazione ed inspirazione si equilibrano. L’energia vitale si congiunge nelle correnti della spina dorsale. La luce di puro prana sfavilla dai sei chakra a tutte le cellule del corpo, mantenendole in una condizione di magnetizzazione spirituale.

Nei trattati di Yoga ci si riferisce indirettamente al Kriya Yoga come a kevali pranayama o kevali kumbhaka. Si tratta del vero pranayama che ha trasceso la necessità dell’inspirazione (puraka) e dell’espirazione (rechaka); il respiro viene trasformato nelle correnti di forza vitale interiori sotto il completo controllo della mente. Quando il respiro si arresta senza sforzo – senza rechaka e puraka – quello è il kevali kumbaka (Hata Yoga Pradipika II – 73).

Dei diversi stadi di pranayama (come per esempio quello senza respiro), il kevali viene considerato dagli yogi esperti come lo stadio migliore o il più elevato (ricordate che il Kriya Yoga non è il controllo del respiro, ma il controllo della forza vitale). Quando si raggiunge uno stadio avanzato di Kriya Shiva Shakti il respiro cessa. A tempo debito, la fresca corrente pranica ascendente e la calda corrente apanica discendente si sentiranno scorrere nella sushumna nadi (spina dorsale). Questo è un avasta (stato) di kevali kumbaka.

Il Kriya è un processo di conversione del respiro in forza vitale, attraverso cui si realizza che il corpo è luce. Eseguendo il Kriya in modo perfetto, 1.728 volte in una postura (cioè in una volta sola) e praticando un totale di 20.736 kriya, un praticante può raggiungere uno stato di samadhi (contatto con Dio). Ma il Kriya non può essere svolto così a lungo da un principiante. Quando il corpo e la mente dello yogi sono pronti per accogliere l’alto voltaggio di una quantità tanto elevata di Kriya Yoga, il suo Guru gli dirà che sarà pronto per l’esperienza del samadhi. Se i kriya vengono spezzati in varie sedute, non vi è alcun male. Occorrerà semplicemente più tempo.

Il Kriya Yoga è l’Alchimia Divina che trasforma la mente e si fonde nella luce pura della Coscienza, evolvendo l’anima individuale nel Sé supremo. Affonda le sue radici nel terreno dell’Amore Divino, senza il quale non potrebbe fiorire. Le correnti ascendenti e discendenti del respiro magnetizzano spiritualmente la colonna vertebrale, trasformando il ricercatore in un ricettacolo perfetto di Luce e Amore Divini. Lo Yogi diviene il processo stesso dello Yoga. Lo Yogi diviene lo Yoga. Il pellegrino, la via e la meta diventano Uno… Amore.

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